Mercati efficienti vs esuberanza irrazionale
Bolle, comportamenti umani, AI e piccoli investitori. Shakerare. Servire freddo
Il lavoro che il mercato svolge per noi è quello di assegnare il “giusto” prezzo alle cose. Se non devo contrattare, come se fossi in un suk, per ogni acquisto che faccio, è perché il meccanismo di mercato aperto e concorrenziale genera incentivi a vendere a prezzi bassi.
I mercati finanziari sono l’esaltazione di questo concetto, la sua espressione più tangibile. In Borsa, la parola “prezzo” ha un significato chiaro: rappresenta i flussi di cassa attesi, scontati e riportati al presente. Quando ho iniziato a lavorare in questo settore, alla fine degli anni ‘90, i comportamenti normali erano quelli di stimare il CAGR, confrontare i rapporti prezzi/utili delle varie società, si pesavano i dividendi, il payout, il rapporto prezzo/valore di libro… Oggi queste metriche sembrano archeologia finanziaria, per velocità e caos oggi i mercati finanziari sembrano un gigantesco videogioco.
Non è un tema di sviluppo tecnologico dei mercati, non solo quantomeno, ma di comportamento collettivo degli investitori. Che si è modificato in modo strutturale: sono aumentati enormemente gli strumenti a replica passiva, e questo ha creato spazio e rilevanza per un approccio della parte attiva con logiche più orientate al gambling, alla scommessa.
Non a caso lo sviluppo più recente è un investimento da oltre 2 miliardi$ da parte di NYSE (New York Stock Exchange) su Polymarket, la piattaforma di scommesse binarie sugli eventi del mondo reale; ne abbiamo parlato già qualche settimana fa nel podcast:



